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Villa Corsini - accenni di storia e arte

Le origini della Villa sono molto
antiche: la tradizione vuole che appartenesse ai Buondelmonte intorno all'anno
1000. L'edificio originario, poco più di una casa d'oste, era una fattoria fortificata: merli possono essere
notati nei muri a meridione. L'iniziale struttura architettonica della Villa risale al
quattordicesimo secolo. Fu costruita su blocchi di "pietra forte" a
mezzo della collina (o mezzo monte): quadrangolare, con
un cortile centrale, in tipico stile rinascimentale.
Durante i primi del quattordicesimo secolo
divenne proprietà dei Barducci Ottavanti. Lorenzo de' Medici la comprò
nel 1480 per poi rivenderla due anni dopo, nel 1482,
a Messer Bernardo del Nero, un eminente fiorentino tre volte gonfaloniere
di giustizia, partigiano dei Medici contro il Savonarola. Più tardi, la Villa fu
ereditata dai Ridolfi, che
la vendettero ai Panciatichi, ai quali si deve la grande trasformazione
in villa.
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Il principe e futuro Cardinale
Giovan
Carlo de' Medici (figlio cadetto di Cosimo II e di Maria Maddalena d'Austria), fratello del Granduca Ferdinando II, entrò in possesso della
villa nel 1629, quando aveva appena 18 anni. La maggior parte degli affreschi, la galleria, una parte dell’edificio
e l'elegante giardino ornamentale di levante si devono al giovane principe, affiancato
nell'opera dal suo "Aiutante di camera", il marchese Filippo Niccolini.
La struttura della Villa fu modificata con l'aggiunta di detta galleria, dell'ala della villa orientata verso
l'Impruneta (la cui struttura originale è da attribuirsi ai Panciatichi), e
di altri ambienti minori oltre che in una cappellina privata al
primo piano (abbandonata quando un futuro proprietario, il Principe Bartolomeo Corsini, fece
costruire la cappella al pian terreno). Artigiani specializzati crearono i magnifici soffitti intagliati e
dipinti tuttora esistenti in alcuni saloni. I lavori di modifica alla struttura
vennero ultimati nel 1632, e la villa fu pronta per essere affrescata con un
ciclo pittorico rivelatosi, a una lettura attenta, molto particolare.
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Giovan Carlo de' Medici radunò nel
"cantiere di Mezzomonte” alcuni tra i maggiori maestri dell’epoca.
Giovanni Mannozzi detto Giovanni da San Giovanni, e Francesco Albani
trattarono,
in due sale adiacenti l’androne di entrata, il tema mitologico de "La
Cacciata di Ebe e L'Assunzione di Ganimede quale Coppiere di Zeus“. Domenico Cresti detto
il Passignano realizzò, al centro della grande galleria, il "Dio Cronos" e altre figure allegoriche di notevole bellezza. Pandolfo Sacchi
dipinse i restanti magnifici affreschi della galleria: all’interno di una
poderosa struttura di illusionismo architettonico (il classico “trompe l’oeil”)
caratterizzata da arcate, balaustre, ringhiere, tralicci, animali e personaggi
della vita campagnola di tutti i giorni, tracciò un complesso programma
iconografico inneggiante a divinità campestri, al trascorrere dei mesi e delle
stagioni, alla gradevolezza della vita di campagna. Lo stesso Pandolfo Sacchi
dipinse il bel ciclo di lunette del salotto di Psiche e Amore.
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Cecco Bravo, coadiuvato da altri
artisti minori, rallegrò l’ala meridionale della villa con quello che tutt'oggi è un ciclo di pitture murali a tema letterario tra i più vasti e
circostanziati mai realizzato a Firenze, rappresentante scene dell'Orlando
Furioso e della Gerusalemme Liberata, e scene ludiche di notevole fascino.
Inoltre alcuni artisti minori, ancora non identificati, realizzarono altri
affreschi (quali quelli raffiguranti scene di caccia) con tecniche di
realizzazione del paesaggio che, per profondità e rappresentazione, ricordano
la tradizione fiamminga che all'epoca stava facendo scuola in tutta Europa. Michele Colonna e Baccio del Bianco, tra i maggiori "corniciai"
dell'epoca, completarono le splendidi cornici rispettivamente delle opere del San Giovanni e
dell'Albani.
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Nel 1644, il Cardinale Giovan Carlo
de’ Medici vendette la villa al Marchese
Andrea,
figlio del Senatore Neri e di Maddalena Machiavelli (discendente di Nicolò Machiavelli), sposato a
Elisabetta Strozzi.
Da li la villa
è giunta, dopo XI generazioni, all'attuale proprietario.
La
villa è tornata ad essere residenza abituale solo alla fine degli anni '90,
quando l'architetto don Giovanni Corsini e sua moglie donna Inès d'Ormesson vi si sono stabiliti, intraprendendo un'opera di ripristino e restauro
storico e conservativo dei saloni affrescati, dei giardini e del parco, e di
tutti gli altri locali.
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